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La sicurezza diventa sempre più un optional soprattutto nei piccoli cantieri


(a cura di Cosimo M. Iacca )




L’edilizia oggi presenta operatori disposti a tutto pur di lavorare. Quindi è facile trovarsi in scenari del tipo: Elettricisti impiegati come manovali, lavoratori generici che si improvvisano tecnici qualificati, costretti il più delle volte ad improvvisarsi pur di lavorare e tutelare il proprio posto lavorativo. Senza tener conto della sicurezza, che diventa un optional soprattutto nei piccoli cantieri, dove spesso manca del tutto il rispetto delle regole. Questi sono i dati che si evincono anche dalla nostra attività come Rlst. Essendo chiamati in causa nella visualizzazione dei relativi documenti inerenti alla sicurezza come: Psc, Pos, Pss e Duvri,e con successiva visita in cantiere, risulta molto difforme la teoria attuata nei documenti alla pratica del cantiere, soprattutto nei cantieri di piccola entità. Differente invece la situazione riguardante le “grandi opere” dove le analisi e le cautele sono più verificabili anche grazie al lavoro riscontratosi a monte dai processi organizzativi della committenza.

 

I Numeri

Premettendo tale scenario e premettendo che il numero degli occupati è sempre più in minor quantità, la tragedia delle morti bianche sembra non finire mai. Secondo i dati  dall'Osservatorio sicurezza sul lavoro (Vega Engineering), al 30 giugno 2013 le persone morte sul luogo di lavoro sono state 241 in tutta Italia.

E’ inutile ricordare che l’edilizia è uno dei settori più a rischio, ricordando però che la galassia delle vittime non ha confini e comprende agricoltori o manovali che siano. Lavoratori esperti o giovani apprendisti, spesso  “costretti a morire per un pezzo di pane”.

Dai alcuni dati: L'agricoltura è il settore più a rischio con il 45% delle morti totali. Subito dopo è seguito dall'edilizia con il 18,8%, mentre la causa principale di morte è quella dovuta al ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (27,5 per cento dei casi), seguita dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (21,7%) e dalla caduta dall’alto (20,8%).

 

 

 

Il Caso

UN’ULTIMA TRAGEDIA E’ AVVENUTA A ROMA LUNEDI’ 15 LUGLIO: Proprio la vicenda di quest’ultimo operaio, morto lunedì mattina a Roma in via Pescara, zona San Giovanni, riassume il momento difficile che attraversa l'edilizia. L'operaio era impegnato nei lavori di ristrutturazione di un appartamento, ma a un certo punto, mentre stava spostando dei pesanti sacchi una ringhiera ha ceduto. Sarebbe questa, dunque, la causa del volo che gli è stato fatale. Il titolare della ditta per cui lavorava ha detto che era la prima volta che si incontravano in cantiere che i lavori non erano ancora cominciati, e che quello era solo un sopralluogo in vista della ristrutturazione prevista a settembre. 

...Ma!?

-      Il lavoratore morto, perché si trovava in cantiere considerando che quello doveva essere solo un sopralluogo?

-      La ringhiera dell’impalcatura, che si è staccata, chi l'ha predisposta?

-      Chi ha provveduto a verificare il corretto montaggio e uso dell'attrezzatura?

-      Chi ha esaminato le competenze tecniche aziendali e del lavoratore?”.

 

Queste sono tutte risposte che dovrebbero esserci all’interno dei documenti attui alla prevenzione, alla formazione ed alla informazione dei lavoratori dipendenti nei luoghi di lavoro. All'interno della progettazione del cantiere, ad esempio, il ponteggio è un elemento che riveste un'importanza fondamentale: basti considerare che a tutt'oggi la caduta dall'alto è tra le più frequenti cause di infortunio sul lavoro, persino mortale. Spesso a causare questi incidenti è una pianificazione insufficiente, determinata il più delle volte dalla scarsa attenzione verso le altre attività legate tra loro. Inoltre, andrebbe considerata anche la sconsideratezza umana', legata alla poca formazione teorica e pratica e alla inesperienza di affrontare le singole problematiche/difficoltà lavorative che si presentano.

 

Decreto del Fare

Nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2013 è stato pubblicato il  decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013, il cosiddetto “ decreto del fare”, che era stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 15 giugno. Nel decreto legge, oltre alle previste disposizioni per rilancio dell’economia, contiene diverse  disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti relativi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il provvedimento pensato dal  governo per snellire le pratiche “burocratiche” e rilanciare l'economia, ha introdotto gravissime deroghe al Testo Unico della Sicurezza, proprio per i piccoli cantieri

 

Ad essere sotto accusa sono in particolare tre articoli il 31, il 32 e il 35:

-      (Art. 31.1.h) Cantieri: Previste semplificazioni e l’introduzione di modelli semplificati per la redazione del POS, PSS e del PSC.

Finalità del POS: E’ quello di descrivere l’attività specifica dell’azienda subappaltatrice con le relative misure di sicurezza adottate per la salvaguardia della salute dei lavoratori dipendenti.

Finalità PSC: E’ quello di descrivere le fasi operative che si svolgeranno in quel cantiere specifico, valutando, in particolar modo le interferente generali del contesto in cui si trova il cantiere, , ed informando, quindi, le aziende subappaltanti. Tale documento è il punto di partenza per sviluppare un buon POS.

 

 

-      (Art. 32.1.a) Semplificazione Duvri: Tale provvedimento riguarderà i soli settori a basso rischio infortunistico (non ancora ben definiti), settori che dovranno essere individuati sulla base dei dati forniti dall’INAIL.

Il provvedimento prevede la non obbligatorietà a redigere tale documento, e in alternativa potranno incaricare un sovraintendente che possa fungere da coordinatore tra committente, appaltatori e subappaltatori. Tale incaricato deve essere in possesso di formazione, competenza professionale ed esperienza. (Su quale base documentale?? ) E’ come se si incaricasse un coordinatore in fase d’esecuzione di controllare il cantiere senza che gli sia messo a disposizione alcuna documentazione.

L’obbligo di predisposizione del DUVRI viene escluso anche per quelle aziende che in relazione alla loro durata impiegano un numero esiguo di lavoratori (dieci uomini-giorno).

-      Finalità del DUVRI: 1) Valutare i rischi derivanti dalle interferenze reciproche dovuti alle due diverse attività (ad esempio uso di sostanze pericolose, formazione di scintille in ambienti con rischio e(splosione, presenza di rischio chimico, manomissione e intralcio delle via di fuga etc.); 2) Indicare le misure adottate per eliminare i rischi da interferenza; 3) Indicare le misure adottate per ridurre al minimo i rischi non eliminabili; 4) è strumento per individuare i costi della sicurezza e, Il presente documento, con le presenti valutazioni, è obbligato per il datore di lavoro committente in caso di affidamento di lavori e/o servizi all'impresa appaltatrice oppure a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda.

 

-      (Art. 35) Lavori di breve durata: Dunque nell’Art. 35, tale provvedimento, definisce delle misure di semplificazione degli adempimenti relativi alla formazione, alla informazione ed alla sorveglianza sanitaria. E’ previsto che nel caso in cui il lavoratore non superi un periodo di cinquanta giornate lavorative nell’anno solare di riferimento, gli venga riconosciuta la formazione fatta in regresso nell’anno solare in corso. Attualmente il lavoratore deve fare la formazione ogni qualvolta cambi di mansione e/o d’azienda.

 

Indubbiamente future circolari dovranno meglio specificare espressioni che paiano troppo generiche come: Idonee attestazioni, e comunque meglio specificare in che maniera la formazione può considerarsi ripetitiva. Credo che possa considerarsi ripetitiva nel momento in cui si abbia una continuità d’ attività lavorativa nel medesimo “profilo di rischio”. L’edilizia è un settore talmente ampio, che per ogni lavorazione, e/o per ogni attività, c’è una variabile di rischio completamente diversa l’una rispetto all’altra. In una situazione come questa e di fronte ad un numero ancora molto alto d’infortuni e/o d’incidenti mortali, risulterebbe un’opinione inspiegabilmente azzardata. Ricordando che, di anno in anno le malattie professionali sono sempre in continua crescita, non possiamo e non dobbiamo certo generalizzare con i termini. I provvedimenti attuati in tale decreto prevedono di snellire la “Burocrazia” aziendale, ma in realtà, tali provvedimenti, sviliscono le tutele conquistate negli anni, e per giunta senza restituire alcuna risorsa alle imprese.

Comunque rimane pur sempre un rischio, riflettendo come gli infortuni e/o le malattie professionali pesano, ancora oggi, in maniera esponenziale sul sistema economico-sociale dell’Italia. Per questo penso che la sicurezza non può e non deve essere considerata “BUROCRAZIA” considerando che, ancora troppe volte, i lavoratori pagano con la vita l’urgenza di portare a casa uno stipendio. Quindi credo che sia importante, ancor più oggi, sensibilizzare maggiormente i datori di lavoro e i lavoratori stessi, magari incrementando e migliorando i processi formativi per ogni attività specifica lavorativa. Credo fortemente che la formazione e/o l’informazione dei lavoratori dipendenti, che quotidianamente calpestano i cantieri, non sia una spesa inutile, ma che serva a migliorare di giorno in giorno la situazione lavorativa, livellando, l’Italia, agli altri Paesi sovrasviluppati, dove la loro normalità, in Italia, diviene un optional. NESSUNA MEDIAZIONE SULLA SICUREZZA”.




                                                                                                                                                                            Ufficio Rlst Parma